Allora, ecco finalmente una novità che spero possa esserVi gradita. Inauguriamo oggi la nostra nuova rubrica riguardante film e libri che possano essere di interesse ed approfondimento. La rubrica non ha ancora una cadenza regolare, ma tenteremo comunque, per i primi tempi, di essere presenti quanto più possibile.
Allora, dopo l'ultimo post e commenti la prima rubrica si aprirà con i testi della migliore e più alta fantascienza che mi sento di suggerirVi. Perchè la fantascienza? Perchè non sono molti, almeno in Italia, a comprendere quante sono state le opere legate a questo genere ad essere considerate alcune delle migliori realizzazioni della letteratura del XX secolo.
Ed iniziamo prorpio con quello che molti considerano, per i temi trattati, uno dei più influenti e profetici testi mai scritti: Fahrenheit 451 del grande Ray Bradbury.
Dubito fortemente che mai nessuno si sia avvicinato così tanto e così spaventosamente a ciò che riservava il futuro. A chiunque non l'abbia ancora letto il consiglio di procurarselo subito e cambiare così il modo nel quale vede la nostra civiltà.
Il grande regista francese François Truffaut ne diresse un suo personale adattamento. Molto poetico e suggestivo. Ma il consiglio resta sul romanzo. Da leggere, assolutamente.
Il secondo testo che ho voglia di consigliarVi è opera del più grande e prolifico scrittore di fantascienza della storia, Isaac Asimov. Noto al grande pubblico specialmente per i grandi cicli (i Robots, l'Impero e il colossale ciclo della Fondazione) ha ,secondo il mio modesto parere, dato il meglio di sè nella sua produzione "minore" (le parentesi sono d'obbligo), quelle non legate alle grandi saghe. Il testo in questione è "Neanche gli Dei", ed il perchè di questo titolo lo scoprirete leggendo. Qui il buon dottore da sfoggio del suo essere uno scienziato prima che uno scrittore, divertendosi, con la libertà datagli dallo scrivere un testo di fantasia, a lasciar correre le sue teorie e conclusioni sull'ipotesi di universi paralleli e leggi della fisica. Forse complesso per i neofiti ma assolutamente geniale nelle conclusioni...un pò polemiche. Consigliatissimo.
Concludiamo questa prima edizione della rubrica con un ultimo consiglio, forse solo apparentemente meno impegnato rispetto ai precedenti. Il sempre verde "Le motagne della Follia" del leggendario H.P.Lovecraft. Vero e proprio romanzo di fantascienza, fonte di ispirazione per una miriade di film e telefilm, da La Cosa (sia l'originale che lo splendido remake di Carpenter), a buona parte della produzione di X-Files (specialmente il primo film). Magnifico, onirico e forse un pò ingenuo, va letto ed amato da chiunque ami il genere, per conoscerne le origini (all'epoca difficilmente slegabili dall'horror come lo intendiamo oggi) e l'evoluzione. Molti stilemi e stereotipi titpici sono nati proprio tra quelle pagine.
Per oggi è tutto, spero di averVi consigliato ore liete da trascorrere leggendo e pensando. Alla prossima rubrica, che dovrebbe continuare sul genere ma spostandosi sul cinema.
A presto
Frater Azel
martedì 21 ottobre 2008
mercoledì 15 ottobre 2008
LHC, cospirazioni e catastrofismo da tabloid.La finta scienza che ci piace tanto.
Angeli e Demoni di Dan Brown. Black Hole di Angelo Paratico. Giornali e tabloid (il cui unico scopo è vendere,non certo informare, e le catastrofi, vere o presunte vendono) che sfoggiano con compiaciuta avidità interviste a fantomatici scienziati in cerca di notorietà e opinionisti (ma che accidenti ne sanno gli opinionisti?) riguardanti l’imminente catastrofe che sarebbe dovuta avvenire, certa, come certo era il Millenium Bug. Tutti legati da un nome,un acronimo.
LHC.
E la divulgazione, non solo in questo caso scientifica, dice addio a qualunque possibilità di informare l’umanità su i suoi progressi, il suo evolversi e migliorarsi, il suo arricchire il bagaglio di conoscenza di tutti.
Ma no, non sarà, almeno proverò, il solito intervento contro i mezzi di informazione. Resta il fatto, però, che i mass media sono i principali responsabili dell’evidente e inarrestabile imbarbarimento e abrutimento della società.
Ora un po’ di chiarezza ed una breve, ma si spera illuminante, spiegazione. Con l’acronimo LHC si intende il Large Hadron Collider, ed è un acceleratore di particelle il cui scopo è far collidere protoni e ioni pesanti a velocità quasi relativistiche e a livelli energetici di quasi 14 teraelettronvolt (mai raggiunti prima).Costruito dentro un tunnel di 27km al confine franco-svizzero, inizialmente progettato per un altro acceleratore, il LEP, progetto erroneamente creduto sospeso, ma in realtà trasformatosi, in fase di studi, proprio nell’LHC. Lo scopo, non solo di questo, ma in generale degli acceleratori di particelle, è capire il comportamento delle particelle elementari, delle loro reazioni durante la fase di accelerazione e successivamente di collisine. Qual è il ruolo della loro massa e della loro carica elettrica durante le varie fasi dell’esperimento, e, più in generale, capire il modo in cui si comporta la materia. Materia intesa come somma delle parti che la compongono, atomi e particelle.
Più è potente l’acceleratore, più diventa possibile studiare il comportamento della materia e della sua massa su scale di valore sempre più piccole e a valori energetici sempre più alti. Spiego. Più è potente e veloce l’acceleratore, più ci addentriamo nelle parti più segrete della materia. Provate ad immaginare l’acceleratore di particelle come fosse una specie di supermicroscopio, in grado di farvi vedere le più piccole parti della materia ed il loro comportamento. Ora pensate che, oltre a guardarle, possiate prendere alcune di queste particelle e lanciarle l’una contro l’altra ad altissime velocità, potendo vedere, in tempo reale, la materia e la sua massa trasformarsi e diventare pura energia. Poter assistere all’equazione di Einstein e=mc2, vedendo con i propri occhi che l’energia altro non è che la massa per la velocità della luce al quadrato. E’ il principio che permette al nostro Sole e alle altre stelle di essere delle perenni esplosioni termonucleari della durata di miliardi di anni. La massa dell’idrogeno (enorme nel cuore di una stella) che collassa e genera energia su valori di scala enorme, e vedere quei quattro atomi di idrogeno trasformarsi in due di elio. Ecco a cosa servono gli acceleratori di particelle, non potendo disporre di un vettore spaziale in grado di entrare nel nucleo del Sole per capire come funziona. Ora, con questi fantastici apparecchi, noi stiamo studiando il comportamento delle più piccole parti della materia. Questo ci riporta indietro nel tempo, e ci permette di capire le dinamiche di espansione della materia nell'Universo come se potessimo avvolgere il nastro del Creato e vederlo mandandolo al contrario, in dietro. E questo ha generato due delle più colossali idiozie giornalistiche di tutti i tempi, se il pubblico fosse stato in grado di capirle. Tutto nasce da una affermazione di alcuni degli scienziati del progetto, che parlavano della teoria della radiazione di Hawking e della generazione di micro buchi neri, che per l’assunto della suddetta teoria, tendono a disintegrarsi in una frazione di secondo. Per chi non fosse informato, i fisici di tutto il mondo stanno ancora oggi discutendo su quest’assunto che il grande Hawking formulò nei lontani anni Settanta. La teoria, dimostrata solo a livello teorico, è ancora fortemente dibattuta. Ma tant’è, il danno era fatto. Qualche giornalista o qualche scienziatucolo da due soldi in cerca di fama cominciarono ad usare la “parola magica”… BUCO NERO! E le fantasie fantascientifiche dei giornalisti non ebbero freni. Giornali, TG, romanzi e telefilm. Tutto intorno a questa fantomatica macchina dell’Apocalisse. Per alcuni giorni non vivemmo più nel mondo reale, ma dentro una famosa puntata di Star Trek (la Macchina dell’Apocalisse per l’appunto). Peccato che nessuno di questi signori fosse solo lontanamente consapevole di cosa è un buco nero, come e perché se ne formano nell’Universo. I buchi neri sono quello che resta di colossali stelle, le cui masse sono decine, se non centinaia di volte quelle del nostro Sole. Quando una stella muore essa passa attraverso vari stadi e, a seconda del tipo di stella, può o meno diventare un buco nero. Facciamola breve e facile. Quando una di queste stelle giganti esaurisce il proprio carburante di idrogeno, la stella comincia a bruciare elio, trasformandosi in una gigante rossa. Quando anche l’elio sta per esaurirsi, e gli elementi più pesanti cominciano a collassare nel nucleo, la forza di gravità aumenta, attirando ancora più elementi della stella verso il suo centro. Il problema è che la massa di una stella gigante è enorme, e l’aumento dell’attrazione gravitazionale la fa collassare. Ecco allora che si viene a formare un buco nero, l’ultimo stadio della vita di questa stella. La cui massa è talmente elevata da riuscire a distorcere parzialmente il continuo spazio temporale e a generare, proprio a causa della sua massa pazzesca, un campo gravitazionale così intenso, che neanche la luce riesce a sfuggirli. Ecco il perché del nome buco nero. Ora, fatta questa precisazione, facciamo notare come l’enorme massa del nostro Sole, migliaia di volte superiore a quella della Terra, con tutto ciò che è in essa, non sarebbe comunque sufficiente a generare un buco nero. Come tutte le stelle di tipo G4, il nostro Sole, alla fine della sua vita, si ridurrà ad una nana bianca, e tanta pace al calduccio del Sistema Solare.
Ecco perché il mondo scientifico, ma anche solo quello degli appassionati, si scompisciarono letteralmente dalle risate, quando cominciò a spargersi questa idiozia giornalistica. Come la voce, correlata a quella catastrofica del buco nero, che grazie all’LHC, sarebbe stato possibile trovare il fantomatico “bosone di Higgs”, il cosiddetto bosone di DIO!! E riecco quello strano dèjà vu alla Star Trek! Il martellamento dei media, fu così feroce, che finanche la Chiesa e le altre grandi confessioni religiose, misero le mani avanti, non totalmente consci di quella strana affermazione, ma evidentemente spaventati, dichiarando che l’eventuale scoperta del bosone di Dio (termine che dobbiamo a L.M.Lederman) non minacciava affatto la fede nell’Essere Supremo. Dello stesso avviso furono anche varie altre piccole sette e organizzazioni, evidentemente preoccupate di doversi trovare un lavoro serio per vivere.
Peccato, però, che dopo tutto questo panico spirituale, nessuno si sia accordo delle altre risate che tutti i fisici del pianeta, compreso il nostro Professor Rubbia, si stavano facendo (e si, è stato per loro un periodo di grande ilarità). Perché il bosone di Higgs è una particella DEL TUTTO IPOTETICA, prevista per deduzione nella meccanica della fisica particellare. Facciamola di nuovo breve. Sarebbe la particella elementare che genera la massa di tutte le particelle, di fatto dando massa alla materia. Ma come hanno fatto notare i più grandi fisici del pianeta essa sarebbe quella singolarità che diede, appunto, origine all’Universo, è che, in quanto singolarità, essa può presentarsi una e una sola volta (per l’appunto, singolarità). O le leggi della fisica potrebbero trasformarsi in un optional. Il nostro Rubbia fu il primo a sorridere di questa cosa, come lo stesso Hawking.
Ma allora, sono stati spesi miliardi di Euro per un costoso giocattolo che non fa nulla? No, è questo il punto. LHC fa, ma non fa niente di quello che hanno detto i giornalisti e gli scrittori. Il suo scopo, tra i tanti esperimenti che verranno effettuati, è quello di riuscire a simulare quali siano state le dinamiche che permisero al bosone di Higgs di generare la massa delle particelle. Generare un modello teorico valido delle dinamiche del Big Bang. Né generare buchi neri, né trovare Dio in un tubo. Ma continuare ad espandere l’orizzonte del nostro sapere.
In tanti lamentano quanti soldi “buttiamo” in queste cose, che a detta loro non servirebbero a niente. E non fanno minimamente caso ai miliardi, gettati per i finanziamenti militari atti solo a continue guerre fratricide. Queste persone sono ormai assuefatte e abbondantemente indottrinate e instupidite dai mass media, l’arma del potere, con i suoi grandi fratelli, veline vip e calciatori e giornalismo da Corea del Nord. Assuefatti al mito dell’idiota ricco. Ricco, ma idiota.
Nessun centesimo speso per la ricerca è mai speso male. Perché il sapere è e resta l’unico scopo che dovrebbe seguire l’umanità. E non solo quello scientifico, sia chiaro. Il sapere quale forma di consapevolezza universale, non solo dell’Universo in cui viviamo e delle sue meccaniche, ma anche della vita e degli altri che ci circondano.
E’ stato interessante notare l’impallidire delle classi clericali delle maggiori religioni di fronte a quella che era solo un’incomprensione di natura giornalistica. Dimostra come siano consapevoli della vacuità sulla quale si basa il loro potere. Sanno che il sapere rende l’Uomo libero. E che nessuna libertà può esistere là dove regni solo l’ignoranza e la superstizione. Il sapere è sempre stato nemico del potere costituito, ed il potere costituito è sempre derivato dalle mani di santoni e stregoni, in qualunque periodo storico. Dagli antichi egizi ai giorni nostri, dallo stregone di uno sperduto villaggio africano al santone che incamera miliardi vendendo solo aria.
Noi non temiamo il sapere, forse perché non abbiamo nessun potere che possa esserne minacciato.
E conseguentemente gioiamo per ogni scoperta, per ogni invenzione utile a tutti (internet per esempio), per ogni nostro nuovo passo in quel territorio inesplorato dove nessun uomo è mai giunto prima.
Sognantemente vostro
Frater Azel.
LHC.
E la divulgazione, non solo in questo caso scientifica, dice addio a qualunque possibilità di informare l’umanità su i suoi progressi, il suo evolversi e migliorarsi, il suo arricchire il bagaglio di conoscenza di tutti.
Ma no, non sarà, almeno proverò, il solito intervento contro i mezzi di informazione. Resta il fatto, però, che i mass media sono i principali responsabili dell’evidente e inarrestabile imbarbarimento e abrutimento della società.
Ora un po’ di chiarezza ed una breve, ma si spera illuminante, spiegazione. Con l’acronimo LHC si intende il Large Hadron Collider, ed è un acceleratore di particelle il cui scopo è far collidere protoni e ioni pesanti a velocità quasi relativistiche e a livelli energetici di quasi 14 teraelettronvolt (mai raggiunti prima).Costruito dentro un tunnel di 27km al confine franco-svizzero, inizialmente progettato per un altro acceleratore, il LEP, progetto erroneamente creduto sospeso, ma in realtà trasformatosi, in fase di studi, proprio nell’LHC. Lo scopo, non solo di questo, ma in generale degli acceleratori di particelle, è capire il comportamento delle particelle elementari, delle loro reazioni durante la fase di accelerazione e successivamente di collisine. Qual è il ruolo della loro massa e della loro carica elettrica durante le varie fasi dell’esperimento, e, più in generale, capire il modo in cui si comporta la materia. Materia intesa come somma delle parti che la compongono, atomi e particelle.
Più è potente l’acceleratore, più diventa possibile studiare il comportamento della materia e della sua massa su scale di valore sempre più piccole e a valori energetici sempre più alti. Spiego. Più è potente e veloce l’acceleratore, più ci addentriamo nelle parti più segrete della materia. Provate ad immaginare l’acceleratore di particelle come fosse una specie di supermicroscopio, in grado di farvi vedere le più piccole parti della materia ed il loro comportamento. Ora pensate che, oltre a guardarle, possiate prendere alcune di queste particelle e lanciarle l’una contro l’altra ad altissime velocità, potendo vedere, in tempo reale, la materia e la sua massa trasformarsi e diventare pura energia. Poter assistere all’equazione di Einstein e=mc2, vedendo con i propri occhi che l’energia altro non è che la massa per la velocità della luce al quadrato. E’ il principio che permette al nostro Sole e alle altre stelle di essere delle perenni esplosioni termonucleari della durata di miliardi di anni. La massa dell’idrogeno (enorme nel cuore di una stella) che collassa e genera energia su valori di scala enorme, e vedere quei quattro atomi di idrogeno trasformarsi in due di elio. Ecco a cosa servono gli acceleratori di particelle, non potendo disporre di un vettore spaziale in grado di entrare nel nucleo del Sole per capire come funziona. Ora, con questi fantastici apparecchi, noi stiamo studiando il comportamento delle più piccole parti della materia. Questo ci riporta indietro nel tempo, e ci permette di capire le dinamiche di espansione della materia nell'Universo come se potessimo avvolgere il nastro del Creato e vederlo mandandolo al contrario, in dietro. E questo ha generato due delle più colossali idiozie giornalistiche di tutti i tempi, se il pubblico fosse stato in grado di capirle. Tutto nasce da una affermazione di alcuni degli scienziati del progetto, che parlavano della teoria della radiazione di Hawking e della generazione di micro buchi neri, che per l’assunto della suddetta teoria, tendono a disintegrarsi in una frazione di secondo. Per chi non fosse informato, i fisici di tutto il mondo stanno ancora oggi discutendo su quest’assunto che il grande Hawking formulò nei lontani anni Settanta. La teoria, dimostrata solo a livello teorico, è ancora fortemente dibattuta. Ma tant’è, il danno era fatto. Qualche giornalista o qualche scienziatucolo da due soldi in cerca di fama cominciarono ad usare la “parola magica”… BUCO NERO! E le fantasie fantascientifiche dei giornalisti non ebbero freni. Giornali, TG, romanzi e telefilm. Tutto intorno a questa fantomatica macchina dell’Apocalisse. Per alcuni giorni non vivemmo più nel mondo reale, ma dentro una famosa puntata di Star Trek (la Macchina dell’Apocalisse per l’appunto). Peccato che nessuno di questi signori fosse solo lontanamente consapevole di cosa è un buco nero, come e perché se ne formano nell’Universo. I buchi neri sono quello che resta di colossali stelle, le cui masse sono decine, se non centinaia di volte quelle del nostro Sole. Quando una stella muore essa passa attraverso vari stadi e, a seconda del tipo di stella, può o meno diventare un buco nero. Facciamola breve e facile. Quando una di queste stelle giganti esaurisce il proprio carburante di idrogeno, la stella comincia a bruciare elio, trasformandosi in una gigante rossa. Quando anche l’elio sta per esaurirsi, e gli elementi più pesanti cominciano a collassare nel nucleo, la forza di gravità aumenta, attirando ancora più elementi della stella verso il suo centro. Il problema è che la massa di una stella gigante è enorme, e l’aumento dell’attrazione gravitazionale la fa collassare. Ecco allora che si viene a formare un buco nero, l’ultimo stadio della vita di questa stella. La cui massa è talmente elevata da riuscire a distorcere parzialmente il continuo spazio temporale e a generare, proprio a causa della sua massa pazzesca, un campo gravitazionale così intenso, che neanche la luce riesce a sfuggirli. Ecco il perché del nome buco nero. Ora, fatta questa precisazione, facciamo notare come l’enorme massa del nostro Sole, migliaia di volte superiore a quella della Terra, con tutto ciò che è in essa, non sarebbe comunque sufficiente a generare un buco nero. Come tutte le stelle di tipo G4, il nostro Sole, alla fine della sua vita, si ridurrà ad una nana bianca, e tanta pace al calduccio del Sistema Solare.
Ecco perché il mondo scientifico, ma anche solo quello degli appassionati, si scompisciarono letteralmente dalle risate, quando cominciò a spargersi questa idiozia giornalistica. Come la voce, correlata a quella catastrofica del buco nero, che grazie all’LHC, sarebbe stato possibile trovare il fantomatico “bosone di Higgs”, il cosiddetto bosone di DIO!! E riecco quello strano dèjà vu alla Star Trek! Il martellamento dei media, fu così feroce, che finanche la Chiesa e le altre grandi confessioni religiose, misero le mani avanti, non totalmente consci di quella strana affermazione, ma evidentemente spaventati, dichiarando che l’eventuale scoperta del bosone di Dio (termine che dobbiamo a L.M.Lederman) non minacciava affatto la fede nell’Essere Supremo. Dello stesso avviso furono anche varie altre piccole sette e organizzazioni, evidentemente preoccupate di doversi trovare un lavoro serio per vivere.
Peccato, però, che dopo tutto questo panico spirituale, nessuno si sia accordo delle altre risate che tutti i fisici del pianeta, compreso il nostro Professor Rubbia, si stavano facendo (e si, è stato per loro un periodo di grande ilarità). Perché il bosone di Higgs è una particella DEL TUTTO IPOTETICA, prevista per deduzione nella meccanica della fisica particellare. Facciamola di nuovo breve. Sarebbe la particella elementare che genera la massa di tutte le particelle, di fatto dando massa alla materia. Ma come hanno fatto notare i più grandi fisici del pianeta essa sarebbe quella singolarità che diede, appunto, origine all’Universo, è che, in quanto singolarità, essa può presentarsi una e una sola volta (per l’appunto, singolarità). O le leggi della fisica potrebbero trasformarsi in un optional. Il nostro Rubbia fu il primo a sorridere di questa cosa, come lo stesso Hawking.
Ma allora, sono stati spesi miliardi di Euro per un costoso giocattolo che non fa nulla? No, è questo il punto. LHC fa, ma non fa niente di quello che hanno detto i giornalisti e gli scrittori. Il suo scopo, tra i tanti esperimenti che verranno effettuati, è quello di riuscire a simulare quali siano state le dinamiche che permisero al bosone di Higgs di generare la massa delle particelle. Generare un modello teorico valido delle dinamiche del Big Bang. Né generare buchi neri, né trovare Dio in un tubo. Ma continuare ad espandere l’orizzonte del nostro sapere.
In tanti lamentano quanti soldi “buttiamo” in queste cose, che a detta loro non servirebbero a niente. E non fanno minimamente caso ai miliardi, gettati per i finanziamenti militari atti solo a continue guerre fratricide. Queste persone sono ormai assuefatte e abbondantemente indottrinate e instupidite dai mass media, l’arma del potere, con i suoi grandi fratelli, veline vip e calciatori e giornalismo da Corea del Nord. Assuefatti al mito dell’idiota ricco. Ricco, ma idiota.
Nessun centesimo speso per la ricerca è mai speso male. Perché il sapere è e resta l’unico scopo che dovrebbe seguire l’umanità. E non solo quello scientifico, sia chiaro. Il sapere quale forma di consapevolezza universale, non solo dell’Universo in cui viviamo e delle sue meccaniche, ma anche della vita e degli altri che ci circondano.
E’ stato interessante notare l’impallidire delle classi clericali delle maggiori religioni di fronte a quella che era solo un’incomprensione di natura giornalistica. Dimostra come siano consapevoli della vacuità sulla quale si basa il loro potere. Sanno che il sapere rende l’Uomo libero. E che nessuna libertà può esistere là dove regni solo l’ignoranza e la superstizione. Il sapere è sempre stato nemico del potere costituito, ed il potere costituito è sempre derivato dalle mani di santoni e stregoni, in qualunque periodo storico. Dagli antichi egizi ai giorni nostri, dallo stregone di uno sperduto villaggio africano al santone che incamera miliardi vendendo solo aria.
Noi non temiamo il sapere, forse perché non abbiamo nessun potere che possa esserne minacciato.
E conseguentemente gioiamo per ogni scoperta, per ogni invenzione utile a tutti (internet per esempio), per ogni nostro nuovo passo in quel territorio inesplorato dove nessun uomo è mai giunto prima.
Sognantemente vostro
Frater Azel.
giovedì 2 ottobre 2008
Il Primo Sorvegliante ed i suoi Simboli
In una Loggia Massonica sono contenuti tutti gli elementi per poter raggiungere quella conoscenza, quel sapere, che, a mio avviso, è il motivo per cui la maggior parte di noi bussa alla porta del Tempio. Questi elementi sono i simboli ed i rituali. Ognuno dei simboli che si offre alla nostra attenzione, ogni passo dei rituali che di volta in volta andiamo leggendo e che dovremmo conoscere a memoria, non sono altro che le istruzioni per poter compiere quelle operazioni che, se condotte nel modo appropriato e con costanza, per alcuni di coloro che li praticano, forse, potranno portare alla conoscenza.
Sono costretto ad adoperare tutte le espressioni di dubbio che avete ascoltato in quanto so bene che tante condizioni debbono concorrere, e talune veramente difficili da osservare, per poter portare al termine il progetto al quale lavoriamo. Non ci scoraggiamo. Qualunque percorso si inizia con un primo passo. Mettiamoci al lavoro. La massoneria speculativa è connessa intimamente con la geometria e, in segno di rispetto ai nostri antenati operativi e come risultato necessario della nostra intima connessione a loro, la massoneria speculativa deriva i propri simboli più importanti da questa scienza madre. Così come il tempio terrestre fu costruito con la corretta applicazione del filo a piombo, della livella e della squadra, per mezzo della quale le sue linee e gli angoli vennero propriamente misurati, noi siamo usi, nell’edificazione del grande edificio morale delle nostre menti, applicare simbolicamente gli stessi strumenti. Il Primo Sorvegliante è assiso su una cattedra quadrangolare alla quale si accede salendo due scalini; si noti che al trono del Maestro Venerabile si accede salendo tre scalini ed a quello del secondo sorvegliante un solo scalino; la simbologia di ciò non è affatto di carattere gerarchico. Essa è legata al significato dei numeri. Uno, due e tre, il primo maschile, il secondo femminile, il terzo la risultanza dell'incontro. Il due è anche l'alternanza del bianco e del nero, il due è anche simbolo di divisione: tanto quelli dell'una, quanto quelli dell'altra colonna, manifestamente l'attestano. Sulla cattedra è posta una colonna ionica che il Primo sorvegliante alza all'apertura dei lavori ed abbassa alla chiusura degli stessi; completa l'arredo della cattedra, oltre il maglietto che viene utilizzato per richiamare l'attenzione del M.V., la statua di Venere, simbolo della bellezza e dell'armonia. Utilizza come strumento per il controllo della corretta edificazione del Tempio, la livella, tant'è che il suo gioiello è proprio tale strumento. Nella cerimonia di iniziazione il Primo Sorvegliante purifica il candidato mediante l'aria. Come dice il rituale il suo compito, sedendo ad occidente, è quello di osservare il corso del sole e chiudere il Tempio dopo aver osservato che ogni operaio abbia avuto ciò che gli è dovuto. Una prima interpretazione dei simboli fin qui elencati, l'interpretazione letterale, ci dice che il Primo Sorvegliante deve accertare che quanto edificato, controllato con la livella, è perfettamente parallelo al piano di appoggio e che, con lo stesso piano, forma un angolo retto. In sostanza controlla che la pietra, già levigata, posta in opera per la costruzione della parete del Tempio, risponda ai requisiti di equilibrio necessario perché tale parete, qualsiasi altezza raggiunga, rimanga sempre in piedi, ed offra la maggior resistenza possibile alle aggressioni da parte degli elementi naturali. Ci dice anche che il Primo Sorvegliante custodisce la Loggia durante i lavori (la colonna alzata al momento dell'apertura dei lavori); il secondo sorvegliante, invece, la custodisce nel momento in cui è in ricreazione mentre è il custode della Loggia solo durante la cerimonia di iniziazione. Deve poi, provvedere alla giusta remunerazione degli operai. Questa funzione è magnificamente illustrata nella cappella del Principe di Sansevero, a Napoli. Una delle statue della cappella, chiamata la liberalità, rappresenta il Primo Sorvegliante. E' raffigurata una donna che sostiene una cornucopia con la mano sinistra mentre nella destra tiene delle monete ed un compasso. La cornucopia che rappresenta l'abbondanza, la ricchezza, ha, comunque delle precise notazioni alchemiche. Deriva la sua simbologia, dal mito del piccolo Giove nutrito dalla capra. Giocando con la stessa, ad un certo punto, le rompe un corno e lo da in dono ad Amantea, la sua nutrice, promettendole che il dono le avrebbe dato i frutti desiderati. Tornando alla statua, direi che monete e compasso da un lato, e cornucopia dall'altro indichino misura e abbondanza, insomma anche la retribuzione alla quale è preposto il Primo Sorvegliante. Se dal significato letterale passiamo ad esaminare il significato morale di quanto attribuito al Primo Sorvegliante non vi è dubbio che egli è il simbolo del perfetto equilibrio, dell'armonia, della bellezza. Non a caso la statua posta al suo fianco è quella di Venere e, al momento dell'accensione delle tre luci auspica che la bellezza irradi e compia il lavoro del Massone. Per la verità una certa corrente di pensiero, ritiene più giusto attribuire al Primo Sorvegliante la statua di Ercole e quindi la forza che rende saldo il lavoro. Questo ‘dilemma’, comunque, è molto recente. Per due ragioni. La prima è che nella massoneria delle origini saggezza, forza e bellezza sono i pilastri della loggia, e non principi invocati dalle tre luci. La seconda è che il rovesciamento di forza e bellezza è avvenuto nei rituali GOI del 1969. Nella massoneria delle origini non v'è alcuna chiara correlazione tra i tre pilastri e i tre dignitari di loggia. Nel Prichard (Masonry dissected, 1730) si legge nella tegolatura d'apprendista:
Cosa sostiene una loggia? —Tre grandi pilastri
Come sono chiamati? —Sapienza, forza e bellezza
Perché? —Sapienza per inventare, forza per sostenere, bellezza per adornare
Come sono chiamati? —Sapienza, forza e bellezza
Perché? —Sapienza per inventare, forza per sostenere, bellezza per adornare
Solo nel 1760, in una pubblicazione che divulga i rituali degli Ancients, Three distints Knocks, i sorveglianti sono correlati ai pilastri, e precisamente:
Chi rappresenta la colonna Saggezza? —Il Maestro a Oriente
Chi rappresenta la colonna Forza? —Il primo Sorvegliante a Occidente
Chi rappresenta la colonna Forza? —Il primo Sorvegliante a Occidente
Chi rappresenta la colonna Bellezza? Il secondo Sorvegliante a Sud
I primi rituali scozzesi attingono abbondantemente ai rituali ancient, e nella Guide du Maçon Ecossaise, dei primi d'Ottocento, il passo risulta identico:
Qui soutient votre loge? —Trois grands piliers
Quels sont leurs noms? —Sagesse, force et beauté
Que représente le pilier de la sagesse? —Le maître à l’est
Que représente le pilier de la force? —Le premier surveillant à l’ouest
Quels sont leurs noms? —Sagesse, force et beauté
Que représente le pilier de la sagesse? —Le maître à l’est
Que représente le pilier de la force? —Le premier surveillant à l’ouest
Que représente celui de la beauté? —Le deuxième surveillant au sud
Quindi il primo sorvegliante è sempre stato correlato al pilastro della forza nelle ritualità di tipo Ancient o scozzese e persino in quelle Modern e ‘francese’. Sino al 1969, quando qualche ‘esoterista’ che strologava sul significato della livella, simbolo del primo sorvegliante, potè mettere le mani sui rituali del Grande Oriente. Poiché la livella verifica l'orizzontalità —dev'essere stato grosso modo il suo ragionamento—, e l'orizzontalità è passiva, il primo sorvegliante non va correlato alla forza ch'è attiva, bensì alla bellezza. E così fu rovesciato e deformato un rituale tramandato per più di due secoli anche nel solco scozzese, fonte dei rituali del GOI. Una piccola curiosità frutto della scienza di "fini ricercatori esoterici". In relazione alle fatiche di Ercole il Primo Sorvegliante è legato alla quinta fatica: l'uccisione del leone di Nemea. In Nemea un leone devastava le terre abitate, azzannava bambini, uomini e donne. Il suo ruggito risuonava nella vallata ed il terrore delle persone era tale che esse avevano cessato di lavorare, di seminare, di coltivare la terra. Vivevano chiusi nelle proprie dimore. L'Istruttore ordinò ad Ercole di uccidere il terribile animale per far cessare l'incubo. Dopo aver mancato il bersaglio con l'arco (2° sorv.) Ercole portò a termine la sua missione dimostrando una forza eccezionale. In una furiosa lotta corpo a corpo afferrò il leone, gli si avvicinò fino a sentire il suo fiato bruciargli il volto, gli strinse la gola e lo soffocò. Questa tradizione, di natura alchemica conferisce, dunque, al primo sorvegliante, gli attributi della forza. Qualche parola, infine, sulla livella senza pretendere, con ciò, di aver esaurito il discorso sul primo sorvegliante. E' un simbolo di uguaglianza. Al paragone del G.A.D.U., che solamente è grande, tutti gli uomini sono eguali, soggetti alle stesse malattie, che inseguono gli stessi obbiettivi e che si preparano ad esser giudicati dalla stessa legge immutabile. Solo in questo senso i massoni parlano dell’uguaglianza che dovrebbe regnare nella loro loggia; ma, come “pacifici soggetti dei poteri civili” essi negano l’esistenza di quell’uguaglianza rivoluzionaria che, livellando ogni distinzione di rango, porterebbe solo confusione, insubordinazione e anarchia. La livella è uno degli attrezzi da lavoro di un Apprendista di Mestiere; essa gli ricorda, a causa del suo uso particolare, di quel vasto livello temporale nel quale tutti gli uomini viaggiano, fino ai suoi eterni limiti. La livella come segno distintivo dell'ufficio del Primo Sorvegliante, gli rammenta che mentre presiede sui lavori della loggia così come il Secondo Sorvegliante presiede sul riposo, è suo dovere accertarsi che ogni fratello si incontri sulla livella, e che il principio dell’uguaglianza venga preservato durante i lavori. Principio senza il quale l’armonia, supporto basilare della nostra istituzione, non potrebbe esser preservata. Il massone operativo accomoda ogni pietra e parte dell’edificio per mezzo della squadra, la livella e il filo a piombo; lo speculativo esamina ogni azione della propria vita per mezzo della squadra della moralità, senza permettere che presunzione o vanagloria possano causargli di trascendere la livella del destino che gli è stato riservato, e nessuna propensione malevola possa distoglierlo dal filo a piombo della propria rettitudine.Quanto fin qui ho detto è ciò che può essere detto in camera di Apprendista. Vi dico questo perché ogni simbolo, come abbiamo già avuto modo di dire in altre conversazioni, deve essere interpretato nei suoi vari significati e, in camera di apprendista, ci si deve limitare a conoscere il simbolo solo nel suo significato letterale e morale. Desidero, comunque, dare alcuni spunti di lavoro ai nostri apprendisti. Il primo sorvegliante, abbiamo detto, sorveglia i lavori, è il guardiano della Loggia durante i lavori. E' il guardiano della soglia. Vi dice niente questa espressione? Nella Loggia il M.V., il Primo ed il secondo Sorvegliante formano un triangolo con il vertice ad oriente; l'Oratore, il segretario ed il copritore interno formano un altro triangolo con il vertice ad occidente. Entrambi i triangoli si intrecciano ed insieme formano l'esagramma o stella o sigillo di Salomone. Il triangolo con il vertice volto ad oriente rappresenta la via da intraprendere verso la conoscenza, la rinascita ed ha una valenza attiva, positiva, ascendente; il secondo triangolo, con il vertice posto ad occidente, ha una valenza negativa, discendente, tendente al terreno, indica la morte, l'oblio. I due triangoli si intersecano nel formare l'esagramma, unione intima dei due contrari, l'attivo e il passivo, il maschile ed il femminile, lo Yang e la Yin che si uniscono nella formazione dell'unità, concetto mirabilmente espresso nell'androgino, nell'uomo primordiale, nell'Adam Kadmon, l'archetipo divino di uomo e donna; in esso infatti coesistono in perfetta armonia ed equilibrio le forze maschili e femminili. In Massoneria l'esagramma contiene nel suo interno le Tre Colonne del Tempio, la colonna al centro, che origina dall'unione dei vertici del triangolo superiore e di quello inferiore, simboleggia il Maestro Venerabile, le due colonne laterali, originate dell'unione degli altri angoli dei triangoli, simboleggiano i due Sorveglianti; infine la colonna invisibile il cui significato è celato ai più. A questo punto, dopo avervi fornito tanti spunti di riflessione, ho il dovere anche di dirvi a cosa serve tutto ciò. Certo, studiare i simboli, studiare la massoneria, l'alchimia, la magia, ricercarne le origini e rintracciare i primi cultori dell'arte, è bello, è gratificante. Lo studioso, il ricercatore, lo scienziato, alla fine di un lavoro in cui riesce a dimostrare che il triangolo con il vertice in alto porta verso il G.A.D.U. e che tale simbolo è stato patrimonio, prima di divenirlo della massoneria, anche degli Esseni, degli Egizi e di chissà quanti altre popoli, prova tanta soddisfazione specie se chi ascolta lo gratifica con i soliti bene, bravo continua così. Ma, sul piano pratico, ci insegnano qualcosa?
A mio avviso sì.
Anzi ci forniscono la chiave dell'immortalità. Per questo dobbiamo comprenderli; per questo dobbiamo sapere ciò che vogliono dirci. I rituali massonici, nei tre gradi, sono dei percorsi operativi meravigliosi. Se letti con attenzione ci impartiscono le istruzione del vivere quotidiano e per sviluppare ciò che l'egoismo, la pigrizia, la paura ed altri vari condizionamenti, ci impediscono persino di considerare esistenti. Vedete Fratelli, noi Massoni, a differenza di coloro che si affidano alle religioni rivelate, sappiamo che la conoscenza, non la sapienza, dobbiamo conquistarla con il nostro lavoro. Ma il lavoro che dobbiamo fare è lungo, faticoso, seccante. Non sono ammesse scorciatoie. E vi spiego il perché. Ciò che, alla fine di questo lavoro, il Massone conoscerà è di tale entità, di tale intensità che una mente normale non potrebbe sopportarlo. Immaginate che oggi, in questo momento, qualcuno sia in grado di mettervi immediatamente e senza alcuno sforzo da parte vostra, in contatto con ciò che vi aspetta dopo la morte. Quanti di voi dopo ciò sarebbero in condizioni di tornare alle normali occupazioni. Io credo nessuno. La nostra mente non sarebbe in grado di gestire tanta conoscenza improvvisa. Se però, la conoscenza di ciò che vi aspetta dopo la morte è il risultato di costanti aperture del velo dapprincipio piccole e poi sempre più grandi, sempre più grandi, quando arriverete alla fine ciò che vedrete sarà quasi scontato. L'ultima visione vi mostrerà solo qualche piccola cosa in più di quella precedente la quale, a sua volta, avrà mostrato qualche piccola cosa in più di quella ancora prima e così via.Non solo è impossibile conoscere tutto improvvisamente ma è anche pericoloso. Armatevi di pazienza, anzi armiamoci di pazienza ed iniziamo. Dove arriveremo non lo so. Qualsiasi passo avanti, però, sarà sempre positivo se non è un tentativo di percorrere scorciatoie. Quando conoscerete la cerimonia di iniziazione al grado di Maestro vi sarà rivelato che la parola di passo non può essere conosciuta con la forza e con l'inganno. Allora vi ricorderete di queste mie parole. Non vi sto svelando niente di particolare. Non sto dicendo nulla che non possa essere detto in questa camera. Quando sento chiedere ad alcuni fratelli di elevare la camera nel grado di Maestro perché occorre discutere alcuni argomenti, rimango molto perplesso. Io ritengo che non si debba nascondere all'apprendista o al compagno la lite fra due fratelli o il comportamento non condiviso di un membro di giunta. Tutto ciò il compagno, l'apprendista possono sopportarlo, possono capirlo e la loro reazione, a volte, potrebbe essere anche più assennata di quella di tanti. Ciò che, a mio avviso, non può esser detto all'apprendista o al compagno, si trova in quello che vi ho detto poco fa. Se qualcuno rivelasse, in questa camera, una formula, una invocazione, il tracciamento di un segno o di una cifra, ammesso che ne esistano, capace di mettere ciascuno di noi in contatto con entità non presenti nel nostro stato di esistenza, quello sì che, per i motivi che vi ho esposto prima, arrecherebbe un grave danno ai fratelli non ancora pronti. Prevengo immediatamente la sicura obiezione che può passare per la mente di qualche apprendista, che non esistono formule, tracciamenti, cifre che possano metterci in contatto con entità diverse da quelle conosciute o, almeno, non esistono in Massoneria. Questi sono argomenti che interessano quelli che si occupano di altri percorsi esoterici. Poiché l'apprendista non può parlare, a questa tacita osservazione io rispondo ugualmente. Avete mai visto, per visto intendo studiato attentamente, un quadro di Loggia? Sapete come, in origine, doveva essere posto il quadro di Loggià? doveva essere tracciato per terra. I segni che venivano tracciati avevano forza evocatoria. Oggi si prende il quadro che si tiene appoggiato sullo scranno che ospita i fratelli all'Oriente lo si mette fra le tre luci e ci sembra di aver fatto solo un gesto rituale del quale non si comprende il significato. No cari Fratelli, quando il Maestro delle Cerimonie prende il quadro di Loggia e lo appone in mezzo al Tempio, in sostanza traccia i segni e le cifre magiche capaci di evocare entità. Sulla forza dell'evocazione si può discutere specie se i lavori non vengono condotti con consapevolezza e con lo spirito e la convinzione di ciò che devono produrre. Avete mai letto attentamente un rituale? esso non è altro che un insieme di formule invocatorie ed evocatorie; di movimenti corali simultanei e ritmici che hanno lo scopo di creare l'energia necessaria per formare l'eggregore. La catena d'unione, poi, aumenta in proporzione geometrica la potenzialità eggregorica dei partecipanti. Il contatto fisico produce energia. Il capo catena (M.V.), dopo aver constatato che l'energia è prodotta e circola, attraverso la comunicazione all'orecchio della parola, la invia scuotendo tre volte le braccia. Il gabinetto di riflessione, i viaggi per l'iniziazione, i vari passaggi dei rituali, nei tre gradi, vi rivelano il lavoro che si deve svolgere per raggiungere gradualmente la conoscenza di cui vi ho parlato. Basta saperli interpretare. Il testamento, atto con il quale si indicano i propri doveri, non si deve esaurire il giorno dell'iniziazione; esso simboleggia il lavoro di meditazione che, quotidianamente, ciascuno di noi deve fare per diventare ricettivo ad altre esperienze. I viaggi, con le relative purificazioni, simboleggiano il lavoro di introspezione, di riflessione e di fissazione da compiere e non solo il giorno dell'iniziazione, ma ogni giorno, al fine di liberarsi da tutte quelle scorie che impediscono di essere ricettivi di altri messaggi.
mercoledì 1 ottobre 2008
La Ragione, primo grande valore dell'etica laica
Anche nel contemporaneo si continua a confondere il laicismo con l'anticlericalismo e contrapporre i credenti ai non credenti.
In realtà esistono credenti che professano apertamente una loro religione ma sono laici e laici che credono in principi e valori diversi da quelli delle chiese. Essere laici significa, infatti, non accettare alcuna verità rivelata come fondamento dello Stato, sviluppare l'intelligenza critica, separare la religione dalla politica e la morale dal diritto ma anche lasciare ai singoli cittadini la piena libertà di coscienza e di culto, assieme alla facoltà di promuovere la loro fede nel rispetto delle convinzioni altrui. Ciò che oggi si può invece rilevare è un rinnovato sforzo da parte delle chiese di rientrare autorevolmente nella sfera pubblica, dì negarne la neutralità e dì sfidare le premesse del laicismo privando del grande dono della ragione e la ricerca del trascendente da parte del singolo.
Pur tenendo presenti i limiti della razionalità e della progettualità umane, nonché le esigenze ideali e pratiche che spingono gli uomini verso il trascendente, il laico rifiuta la diserzione da questo mondo, mantiene il suo atteggiamento di ponderato, ma non cinico, disincanto nel resistere alla seduzione di dogmi o ideologie utilizzati come riempitivi di quei vuoti lasciati da ogni sforzo di comprensione. Il laico cerca il dialogo con le religioni perché sa che esse racchiudono un tesoro di speranze, desideri e paure, perché il dialogo apre sempre nuovi orizzonti e tiene lontana l'ottusità degli intransigenti di entrambi gli schieramenti. Il laico è consapevole del fatto che non tutte le esperienze possono essere oggetto di rigorosa dimostrazione logica non è però disposto a lasciarne la spiegazione alla autorità e ai dogmi, ma soprattutto al preliminare sacrificio della ragione. Ecco quindi che la morale può far a meno dell'autorità chiesastica, infatti se i precetti sono gli stessi per il senso comune e la morale cattolica resta da discutere il fenomeno della autorità che lascerebbe spazio d'azione, anche pubblico, alla Chiesa. Ma procediamo per esempi:
un donna sta per annegare, un uomo si butta e la salva. Altra donna subisce lo stesso destino del rischio di annegamento ed ancora un uomo si butta e la salva. Chiederemo ad entrambi perché si sono buttati a salvare la donna. Il primo risponderà: Che altro potevo fare?". Il secondo potrà rispondere.- " Mi sono buttato perché soccorrere gli altri mi è imposto dalla morale cattolica". Non cito altri credo poiché in qualche caso la donna, per motivazioni religiose, sarebbe lasciata annegare. Questo esempio certo un poco banale ci lascia una sottile differenza circa il senso della morale che abbiamo innata e quel senso della morale che ci dovrebbe essere dettato e ci porta al problema dell'etica laica.
L'etica laica riconosce che ci possono essere esigenze diverse da parte di membri di una comunità con credenze diverse, dà per scontato che sia buona cosa buttarsi per salvare il prossimo in pericolo, non dice di farlo perché non è suo compito dirlo ed è perché cosa che già tutti sanno. L'etica laica si situa ad un livello superiore a quello dei precetti e cerca di aiutare la composizione di conflitti tra visioni del mondo che per ragioni le più svariate (religiose o meno ) finiscono per violare gli stessi precetti morali universali del senso comune e introducono un clima paternalistico, di intolleranza, se non di violenza, nella convivenza civile. Non a caso viviamo tempi nei quali si parla ancora di strane guerre sante. Non può esserci pertanto opposizione o competizione tra etica laica e morale cattolica. In una società moderna è possibile la libertà religiosa proprio perché esiste una buona etica laica. La storia ce lo insegna, l'etica laica è figlia delle guerre di religione e cerca di mettere al riparo dell'intolleranza la libertà dei cittadini, in particolare proprio la libertà di religione. La prova del buon funzionamento dei principio ci viene dagli Stati Uniti, Paese abitato da individui religiosissimi, ma con una netta separazione tra Stato e Chiesa.
In realtà esistono credenti che professano apertamente una loro religione ma sono laici e laici che credono in principi e valori diversi da quelli delle chiese. Essere laici significa, infatti, non accettare alcuna verità rivelata come fondamento dello Stato, sviluppare l'intelligenza critica, separare la religione dalla politica e la morale dal diritto ma anche lasciare ai singoli cittadini la piena libertà di coscienza e di culto, assieme alla facoltà di promuovere la loro fede nel rispetto delle convinzioni altrui. Ciò che oggi si può invece rilevare è un rinnovato sforzo da parte delle chiese di rientrare autorevolmente nella sfera pubblica, dì negarne la neutralità e dì sfidare le premesse del laicismo privando del grande dono della ragione e la ricerca del trascendente da parte del singolo.
Pur tenendo presenti i limiti della razionalità e della progettualità umane, nonché le esigenze ideali e pratiche che spingono gli uomini verso il trascendente, il laico rifiuta la diserzione da questo mondo, mantiene il suo atteggiamento di ponderato, ma non cinico, disincanto nel resistere alla seduzione di dogmi o ideologie utilizzati come riempitivi di quei vuoti lasciati da ogni sforzo di comprensione. Il laico cerca il dialogo con le religioni perché sa che esse racchiudono un tesoro di speranze, desideri e paure, perché il dialogo apre sempre nuovi orizzonti e tiene lontana l'ottusità degli intransigenti di entrambi gli schieramenti. Il laico è consapevole del fatto che non tutte le esperienze possono essere oggetto di rigorosa dimostrazione logica non è però disposto a lasciarne la spiegazione alla autorità e ai dogmi, ma soprattutto al preliminare sacrificio della ragione. Ecco quindi che la morale può far a meno dell'autorità chiesastica, infatti se i precetti sono gli stessi per il senso comune e la morale cattolica resta da discutere il fenomeno della autorità che lascerebbe spazio d'azione, anche pubblico, alla Chiesa. Ma procediamo per esempi:
un donna sta per annegare, un uomo si butta e la salva. Altra donna subisce lo stesso destino del rischio di annegamento ed ancora un uomo si butta e la salva. Chiederemo ad entrambi perché si sono buttati a salvare la donna. Il primo risponderà: Che altro potevo fare?". Il secondo potrà rispondere.- " Mi sono buttato perché soccorrere gli altri mi è imposto dalla morale cattolica". Non cito altri credo poiché in qualche caso la donna, per motivazioni religiose, sarebbe lasciata annegare. Questo esempio certo un poco banale ci lascia una sottile differenza circa il senso della morale che abbiamo innata e quel senso della morale che ci dovrebbe essere dettato e ci porta al problema dell'etica laica.
L'etica laica riconosce che ci possono essere esigenze diverse da parte di membri di una comunità con credenze diverse, dà per scontato che sia buona cosa buttarsi per salvare il prossimo in pericolo, non dice di farlo perché non è suo compito dirlo ed è perché cosa che già tutti sanno. L'etica laica si situa ad un livello superiore a quello dei precetti e cerca di aiutare la composizione di conflitti tra visioni del mondo che per ragioni le più svariate (religiose o meno ) finiscono per violare gli stessi precetti morali universali del senso comune e introducono un clima paternalistico, di intolleranza, se non di violenza, nella convivenza civile. Non a caso viviamo tempi nei quali si parla ancora di strane guerre sante. Non può esserci pertanto opposizione o competizione tra etica laica e morale cattolica. In una società moderna è possibile la libertà religiosa proprio perché esiste una buona etica laica. La storia ce lo insegna, l'etica laica è figlia delle guerre di religione e cerca di mettere al riparo dell'intolleranza la libertà dei cittadini, in particolare proprio la libertà di religione. La prova del buon funzionamento dei principio ci viene dagli Stati Uniti, Paese abitato da individui religiosissimi, ma con una netta separazione tra Stato e Chiesa.
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