Commento
Libertà. Libertà di Scelta o di Azione
Questo è un libro libero
Libertà di Caduta
Al momento della nascita cessiamo di essere un tutt’uno con la madre.
Il momento della nascita, della caduta dal grembo materno.
Quella caduta è la nostra libertà.
Cessiamo di essere un tutt’uno dipendente dall’organismo materno, e iniziamo una dipendenza di sostentamento che però è momentanea.
Lucifero cadde, non fu precipitato.
Si precipitò per liberarsi. Liberare la sua volontà.
Liberandoci dalla volontà, liberiamo la mente dalla responsabilità, e imprigioniamo l’Io e il corpo.
Liberando il corpo con la volontà, imprigioniamo la mente nella responsabilità.
E il corpo e l’Io rischiano di soffrire lo stesso.
La “scelta” è dunque idiosincratica, ma è anche il “Deus ex Machina” dell’intera faccenda.
Scindere la libertà dalla volontà non è possibile.
E’ l’equivalente filosofico dello spazio-tempo.
Indivisibile, e, forse, la stessa cosa.
Allora è la libertà conseguenza della volontà?
Ma quale volontà può svilupparsi là dove non v’è libertà?
Gli animali, privi dell’Io, senza una volontà, deficitano forse della Libertà?
Ma se essi venissero considerati liberi, lo sarebbero forse proprio perché liberi da quelle responsabilità conseguenti da una libera scelta?
Si potrebbe obbiettare che sono corpi liberi, privi dell’Io.
Oppure potrebbe esistere una volontà per loro?
Se una mente agisce ponderando ogni gesto o scelta, essa è figlia di una chiara volontà. La scelta diviene figlia della ponderazione, della pianificazione.
Scelta in funzione di una idea alla realizzazione della quale si concentrano gli sforzi della ponderazione e della pianificazione.
Alla base delle scelte, e relative conseguenze, vi sarebbe dunque un’idea, idea che viene generata da un’alta consapevolezza dell’Io.
E’ l’idea che mette in moto la volontà di realizzarla.
La consapevolezza muove le scelte che si decide di intraprendere.
Ma cosa accade quando la consapevolezza di sé non è chiara, e anzi, distorta in qualche modo.
La storia della psichiatria è piena di questo genere di personaggi.
Ma lo sappiamo. L’Uomo è un animale che si trova in un evidente e continuo stato evolutivo, non pienamente conscio del sé. Anzi, troppe volte l’uomo vive inconsapevole.
Questa, null’altro, è la causa del male per l’Uomo.
Ma una consapevolezza totale, conoscitrice del tutto, può commettere un errore? Può, insomma, essere anch’essa fallace, anche se in minima parte?
E soprattutto, può una simile consapevolezza esistere?
La cellula, per sopravvivere ed evolversi, deve scindersi.
La scissione e alla base dell’esistenza, forse alla base della realtà stessa.
Una scissione, uno scisma, fu forse alla base della creazione del Tempo.
Da una simile constatazione sorge spontaneo un quesito.
Poniamo per ipotesi che la suddetta cellula sia senziente.
Ora la cellula si divide.
Sempre per ipotesi, poniamo che le due cellule ora generate, uguali ma distinte, conservino invariata la proprio consapevolezza iniziale.
Dividersi per continuare ad esistere.
Può una di queste due cellule, consapevole, in qualche misura rifiutare la sua stessa natura e ribellarvisi?
Una consapevolezza perfetta, che è supervisore del tutto del quale è anche parte, può negarsi e opporsi alla sua stessa natura e funzione?
Non sarebbe come una negazione di se stessi?
Si può essere consapevole del proprio ruolo universale, cosa che all’Uomo è impossibile ora, e rifiutarlo?
Posta in questi termini puramente logici, suona coma un assurdo.
Ma ben altri fattori entrano in gioco quando questa totale consapevolezza è affiancata dal o dai desideri di un Io cosciente.
Questo perché un essere cosciente pensa, e pensando può sviluppare idee. Altre idee.
Fu questo il motivo dello scisma delle Origini, che diede origine al Tempo e conseguentemente allo Spazio.
Una divergenza di vedute.
Si può parlare la stessa lingua eppure non capirsi.
Chissà se mai l’ipotetica cellula primigenia aveva per caso contemplato questa eventualità. E se si, allora la scelta di scindersi fu arbitraria, presa coscientemente proprio in funzione di questo. Forse perché consapevole che sarebbe stato questo assunto assurdo alla base dell’esistenza stessa.
Ma essere generati per uno scopo, può portare il generato ad opporsi a quello stesso scopo?
Nonostante la consapevolezza che proprio questa opposizione sia lo scopo?
Qui i nostri pensieri si arrestano. L’attuale stadio evolutivo delle mente umana non gli permette di codificare l’assurdo.
Ci si oppone al fatto di esistere per opporsi. Questo porterebbe chiunque ad agire di conseguenza, e cioè cessando di opporsi.
Ma questo atteggiamento può essere offuscato quando la mente è ossessionata da un’ idea fissa e accentrante.
Un idea che si trasforma, si trasmuta in uno scopo al raggiungimento del quale si è disposti a tutto, anche a rischiare di diventare proprio quello per il quale si è disposti a tutto pur di non diventarci.
Un rischio che suona assurdo, evidentemente eccessivo, che l’umana natura non correrebbe mai. Come mai riuscirebbe ad avere un simile scopo nella sua breve esistenza.
Poiché un simile scopo può generarsi solo in una mente, che a dispetto di quella umana, non debba mai far di conto con la propria mortalità.
Tutti gli uomini cercano un marchio,
Un effige così efficace da portare tutta
L’Umanità a fregiarsene.
Così agendo, essi somigliano
Sempre più alla bestia della rivelazione.
La natura dell’Uomo è egemonica.
(continua)
domenica 22 febbraio 2009
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)


2 commenti:
"Il lungo Cammino" diventa sempre più corto, grazie alla interessantissima analisi che approfondisce... complimenti per il post, forse uno degli articoli più interessanti pubblicati finora...
Sono contento ti sia piaciuto. Sulla effettiva lunghezza ti dico che ho ancora molto materiale di natura analitica, in quanto il commentario fa solo da overture per un più ampio discorso.
P.S.
Ho sentito V. so che avete nuovi numeri. Forse domani ti faccio uno squillo.
Un grandissimo TFA. Saluta tutti.
Posta un commento